SORPRESE INASPETTATE - Capitolo 8 di 11

IRENE GRAZZINI


Amelia aveva l’impressione di vivere in un sogno.

E John era quel sogno.

Le sembrava impossibile che un tipo bello e gentile come lui potesse esistere, e tanto più che uscisse con una persona del tutto normale come lei.

Normale per modo di dire, le suggeriva la voce divertita di Carol: l’amica le diceva sempre che era stramba e troppo fissata con il suo lavoro bislacco.

Ordinaria, ecco.

Amelia non si era mai considerata uno schianto, anche se sapeva di avere un bel viso e nessun chilo di troppo.

Eppure, per qualche motivo per lei inspiegabile, a John piaceva.

Ormai uscivano quasi tutte le sere: cenavano nei locali più caratteristici di Londra, andavano al cinema a Trafalgar Square, passeggiavano a Regent’s Park o lungo le rive del Tamigi… e inevitabilmente finivano in camera per una nottata di ardente passione.

Rigorosamente a casa di Amelia.

Una volta lei gli aveva fatto notare scherzosamente la cosa. John si era limitato ad affermare che il suo chalet era troppo sperduto e scomodo.

Era la verità, ma non tutta.

Sentiva che lui le stava nascondendo qualcosa, e allo stesso tempo percepiva l’astio crescente di Greta nei suoi confronti.

Ormai faceva tappa alla loro pasticceria tutti i giorni, per colazione o per merenda in base agli impegni lavorativi. John la accoglieva sempre con un sorriso e le teneva da parte i biscotti migliori, mentre Greta si limitava a un freddo saluto e a occhiate ancor più fredde.

Era chiaro che la detestava, e non si curava di nasconderlo.

«Devi capirla, da piccoli era lei che badava a me, mi vede ancora come il suo fratellino da proteggere» le spiegava John.

Amelia capiva, ma allo stesso tempo era infastidita dall’evidente astio di Greta nei suoi confronti e dalla sua ingerenza nel loro rapporto. Sicuramente era proprio lei la causa della reticenza di John a portarla a casa sua.

Così fu molto delusa quando un sabato mattina, entrando in pasticceria per l’ormai abituale colazione, non fu lui ad accoglierla, bensì la sorella.

Greta era appostata dietro al bancone a sistemare i prezzi davanti ai vassoi dei dolci. Non appena la sentì, si raddrizzò di scatto e le rivolse una delle sue occhiate gelide.

Se gli sguardi potessero tagliare, uscirei da qui in un cesto, ragionò, ma si sforzò di fare il primo passo per essere gentile.

«Buongiorno.»

«Buongiorno» fu la secca replica. L’accento di Greta era molto più marcato di quello di John, come se lo sbandierasse con orgoglio. «Hai bisogno di qualcosa?»

«Oggi non c’è John?».

Greta scosse la testa. «È rimasto a casa, stamani non si sentiva bene.»

«Ah.» Amelia avvertì una punta di preoccupazione. «Niente di grave, spero.»

«No, credo di no.» Una pausa che Greta si prese per studiarla, la testa lievemente piegata di lato. «Ma dovresti venire a trovarlo oggi pomeriggio.»

La proposta la lasciò completamente spiazzata. «Dove?»

«A casa nostra, ovvio.» Greta curvò l’angolo della bocca in una parvenza di sorriso, che sapeva di sarcasmo. «Non ti ha detto dove abitiamo?»

«In realtà sì» tentennò lei, cauta.

Cosa voleva insinuare quella donna? Che per John rappresentasse solo una scappatella senza importanza, tanto da rifiutare di portarla a casa? «Ma non so l’indirizzo preciso.»

L’altra glielo diede. Con dovizia di particolari, per assicurarsi che non sbagliasse.

Amelia non poté fare altro che ringraziarla. Forse, alla fine, non la odiava poi così tanto e quello era semplicemente il suo modo glaciale di fare.

«Di nulla» rispose Greta con un sorriso a labbra tirate che non le raggiungeva nemmeno gli occhi. «A presto.»